Elogio al coraggio
Una domenica pomeriggio di marzo.
Un bel ponente da 5,5/6. Lo spot è quello di Andora. C’è un’onda di 1,5/2
metri. In acqua la crema di Wind News (!!!) più la colonia vadese. Ci sono
i Capi, i Capetti, i freeride, gli iniziati e i debuttanti (pochi,
pochissimi). Come detto, le condizioni non sono proibitive, ma richiedono
comunque una certa dimestichezza con la schiuma delle onde che si frangono
vicino a riva, la partenza dall’acqua e, in genere, qualche nozione di
tecnica per non finire sugli scogli. Ci si arrabatta alla meglio (o alla
meno peggio) chi tra surfate e tentativi di loop, chi in strambate in
velocità abortite per legnosità di movimenti, con il fiato grosso per il
passaggio della prima serie di onde di chi non si è allenato in inverno,
quando sul bagnasciuga compare l’ultimo acquisto del Team che, con una
determinazione degna dei grandi eventi, impugna Vision e veletta e si
catapulta in mare. Qualcuno a riva, pur non commentando ad alta voce,
sorride pensando “ eccolo, adesso si prende quattro cartelle, e tra mezzora
è già seduto in macchina “ ma non ha fatto i conti con l’oste: fatto sta
che, ad un certo punto, mentre io e Andrea ci stiamo raccontando quella
dell’uva, ci giriamo con lo sguardo verso il mare: “ ma tu guardalo! E’
riuscito a partire, e ha già superato la prima serie di onde!! “ E lui là,
in mezzo al mare, su quella tavolona, come un bambino sulla boa quanto c’è
mare grosso: beh, non ci crederete, ma tra tutti i forward, i back e le
surfate che ho visto quel giorno, quello che mi ha fatto più piacere è stata
la scena che vi ho appena descritto.
Fortuna che c’è ancora qualcuno
che ha capito lo spirito del windsurf.
Bravo Panda. E bravi a tutti
quelli che continuano a uscire comunque e con qualsiasi attrezzatura.
Alla faccia di chi non ha mai la
vela giusta, la tavola giusta, la pinna giusta, la sacca giusta, la
cazzabubbola giusta, e se ne sta a riva a criticare e, credo, ad invidiare
un po' quelli come il Panda.